Il villaggio, sorto alla confluenza di due fiumi su un terrazzo alluvionale di forma triangolare, era difeso naturalmente su due lati da un pendio scosceso e protetto in corrispondenza del terzo lato da un fossato artificiale lungo 120 metri e profondo 7 metri.

 

Monumentale opera difensiva, il fossato eneolitico di Conelle, fu scavato dalla comunità presente sul pianoro in una fase antica dell’età del Rame.

Dopo un periodo funzionale il fossato si trasformò, con il tempo, in una discarica dei materiali di rifiuto del villaggio che ci raccontano la vita quotidiana, le attività domestiche e artigianali dei suoi abitanti.

Finirono per colmarlo elementi di varia natura: resti di attività di macellazione di animali domestici quali suini, ovini e bovini, di animali selvatici come cervi, daini, caprioli, cinghiali ma anche di orsi, lupi, volpi.

Molto presenti anche i frammenti ceramici, di impasto grossolano o depurato, ricondicibili a contenitori di uso quotidiano o saltuario tra cui la caratteristica brocca con orlo obliquo e decorazione impressa di linee e punti.

Appaioni frequenti anche i rinvenimenti di fuseruole fittili per la filatura della lana, macine e macinelli in pietra, asce in pietra levigata, utensili in corno di cervo e punte di freccia e lancia in selce.