Ponte di Pietra: un’officina litica all’aperto
Posto su un terrazzo fluviale, formato dal fiume Misa e da un suo affluente, a 225 metri sul livello del mare, Ponte di Pietra è uno dei siti più antichi del territorio arceviese occupato dall’uomo preistorico tra 20.000 e 18.500 anni fa, nel periodo del Paleolitico superiore denominato Gravettiano finale.
Il sito, indagato a più riprese nel secolo scorso, ha restituito evidenze riferibili a semplici strutture di riparo, aree di focolare ma soprattutto grandi quantità di scarti di lavorazione della selce e, in parte, prodotti finiti. Questo ha fatto ipotizzare che Ponte di Pietra fosse un luogo di approvvigionamento e di lavorazione della selce: materia prima fondamentale nelle fasi più antiche della storia umana.
Definito, in letteratura “atelier litico”, ha restituito numerosi nuclei, lame e schegge ma anche raschiatoi, bulini e punte di medie o piccole dimensioni.
Analisi palinologiche, che consentono di rilevare e distinguere i pollini presenti nei terreni, hanno permesso di ricostruire l’ambiente naturale che doveva apparire simile alla steppa: pochi alberi ad alto fusto, cespugli, arbusti e distese erbose.
La presenza di cavalli selvatici, più piccoli delle specie presenti ai giorni nostri, è testimoniata da pochi resti di denti che indicano come la caccia fosse un’importante fonte di sostentamento.
Cava Giacometti. Un sito di lunga frequentazione
Scoperto in seguito ai lavori eseguiti nella cava che ne hanno in parte distrutto il deposito, il sito vanta una significativa storia archeologica: tre fasi distinte di occupazione, anche se in maniera non continuativa, dal Neolitico finale all’età del Bronzo.
Situato proprio alle pendici dell’abitato di Arcevia, il sito pluristratificato e di lunga durata, pur solo in parte conservato, ha restituito testimonianze importanti sull’occupazione del territorio fin dai tempi più remoti.
La successione dstratigrafica è stata riproposta, in un allestimento filologicamente corretto, anche nella vetrina che espone i reperti più significativi provenienti da questo contesto.
Di particolare interesse appare il pendaglio, in steatite dal caratteristico colore verde giada, di forma trapezoidale con due piccoli fori passanti che ne consentivano la sospensione con cordini. Il reperto, per l’accuratezza della fattura e la materia prima impiegata, può essere interpretato, verosimilmente, come un monile, un amuleto o, addirittura, come uno status symbol testimoniando, al contempo, la vivace rete di scambi tra gruppi umani lungo il territorio della penisola.















