Alle pendici del Monte Sant’Angelo, su un piccolo pianoro denominato I Pianetti, sono state messe in luce un’antica area di culto e una necropoli di straordinario interesse archeologico.
Oggetti di inequivocabile carattere votivo testimoniano la lunga frequentazione del luogo di culto, dalla fine del VI secolo a.C. all’età romana imperiale. La necropoli costituita da un numero imprecisato di tombe, ha restituito una cinquantina di sepolture attribuite a un gruppo di Galli Senoni. Una tribù celtica che si era insediata nell’area medioadriatica tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C. Altre tombe, scarsamente documentate, sono riconducibili a epoca romana.
I Senoni, stanziatisi in territorio piceno, seppellirono i loro defunti proprio in prossimità di quell’area sacra già esistente un secolo prima del loro arrivo e frequentata a lungo anche dopo l’esaurirsi dell’utilizzo della necropoli.
L’area sacra di Montefortino
Le offerte votive sono state rinvenute nei pressi della confluenza di due ruscelli, da cui trae origine il Fosso di Montefortino che costeggia la necropoli. Uno dei due corsi d’acqua, interrandosi per un breve tratto, riemerge dalla roccia come sorgente limpida e fresca, già nota in antico e utilizzata dagli abitanti del luogo. La deposizione di ex voto in contesti naturali, isolati, in grotte e anfratti, non lontano da fonti, era una pratica devozionale rivolta a divinità protettrici dei luoghi e delle acqua. Piceni compresi.
I doni votivi esprimevano il ringraziamento a una o più divinità del luogo per avere esaudito un voto oppure erano richieste di intercessione per ottenere aiuto e protezione per sé o per la comunità in particolari momenti della vita. A Montefortino proprio la presenza di una sorgente fa supporre che il culto fosse legato a divinità delle acque salutari e benefiche.
Montefortino di Arcevia: la necropoli
Scavato alla fine dell’800, il sepolcreto si inserisce nell’ampio contesto della presenza dei Galli Senoni nel nostro territorio dall’inizio del IV secolo a.C. fino all’occupazione romana dell’area che ebbe inizio con la battaglia di Sentinum – l’odierna Sassoferrato (AN) del 295 a.C.
Nelle tombe a inumazione erano desposti i defunti ma anche ricchi corredi funerari costituti da armi, gioielli, ornamenti d’oro, d’argento e bronzo, suppellettili e vasellame domestico di produzione locale e di importazione che documentano le importanti interconnessioni culturali.
Oltre la vita. Ricchi corredi funerari
Quasi tutte le tombe maschili contenevano armi quali spade, foderi, lance, giavellotti e elmi della tipologia che prende il nome proprio dalla località di rinvenimento.
Tra le sepolture spicca la VIII: tomba femminile contrassegnata, oltre che da un ricchissimo corredo, dalla presenza di tre corone auree che trovano precisi confronti con le oreficerie provenienti dalla Grecia settentrionale.

La composizione dei corredi evidenzia le influenze multiculturali delle donne celtiche con parure costituite da oggetti di fattura etrusca, greca e senonica.

![Labrum (sostegno di vaso? in ceramica a forma di alta e robusta colonnina cilindrica, internamente cava. Decorata con cordoni e con iscrizione incisa [PRICVS L HELVENATI CELERIS SER VS LM DD]](https://museoarcheologicoarcevia.cultura.gov.it/wp-content/uploads/2025/04/4561_a-450x450.jpg)



























